“Di-verso”: un “verso” differente con cui vedere la realtà

2 Aprile 2016.
Parte la sensibilizzazione, a livello nazionale, sull’autismo. Si parla di giornata e settimana blu per la consapevolezza dell’autismo.
Una chiara consapevolezza che ha portato medici, insegnati e rappresentanti delle istituzioni a partecipare a questa importante giornata, specificando che le risorse date a questa curiosa malattia sono insufficienti per curare i pazienti, soprattutto i più piccoli, i quali hanno bisogno di strutture specializzate e persone che li aiutino anche nei momenti basilari della loro giornata (per approfondire clicca qui).
“La stessa associazione europea che si occupa di autismo, ha scelto per il 2016 lo slogan ‘Rispetto, Accettazione, Inclusione’, che richiama direttamente la preoccupazione delle Associazioni di genitori per l’impegno ancora insufficiente da parte dei governi dei Paesi Europei nella presa in carico delle persone con Disturbi dello Spettro Autistico”, cita l’Ansa. Infatti è proprio così. Si parla molto di inclusione del “diversamente abile” o del solo “diverso” perché, in qualche modo o caratteristica, è differente da noi.
Ma realmente avviene tutto questo nelle nostre scuole o, semplicemente, nella nostra società? Si nota come, spesso, in giro il “diverso” è sempre schernito, deriso, emarginato. “Il ciccione è troppo grasso per stare con noi!”, “Oddio, ma quella è neGra e quindi ruba, me lo ha detto mamma!”, “No, ma con quello non ci voglio stare perché non sta bene!”, non sono cose che si sentono dire spesso?
L’inclusione si inizia facendola da piccole cose, come per l’appunto evitare di vedere il diverso come il male, come qualcuno che si debba evitare a prescindere.
Il diverso, può e deve essere una persona che ha qualcosa da insegnarci in più: gli autistici sono, spesso, coloro che vedono il mondo in un verso diverso dal nostro. Hanno stimoli diversi e comunicano con il mondo in modo diverso; hanno svariati interessi che coltivano in modo brillante!
Newton, Einstein ma forse anche Socrate, Darwin e Warhole: personaggi accomunati da capacità eccezionali e, secondo alcuni psicoanalisti, accomunati anche da una forma di autismo detta sindrome di Asperger. Non era autistico ma schizofrenico, John Nash (che tutti noi conosciamo per A Beautiful Mind), genio della matematica che ha meritatamente vinto il premio nobel per l’economia nel 1994. Si accosta, ormai da tempo immemore, il binomio genio-follia: questi nomi ne sono un esempio.
Quindi, diamo rispetto e dignità a queste persone semplicemente accettandole per quelle che sono e pensare che possono dare molto a questa società: sosteniamole e non deridiamole. Perché siamo noi a non capirli, non il contrario!
autismo

18 aprile 2016.
Passano pochi giorni dalla giornata blu e si ha il caso dell’alunna esclusa dalla gita scolastica (per approfondire clicca qui). La pubblica piazza ha condannato, ovviamente, l’accaduto: si tratta, appunto, di messa “al bando” di un’intera famiglia. Derisa, schernita e isolata. Perché? Perché hanno la figlia autistica che non può andare a Mauthausen per osservare e comprendere l’orrore del razzismo e della xenofobia nazista. Ma, in fondo, quello che hanno fatto prima i ragazzini e poi le insegnanti non è stato proprio questo? Dov’è la didattica dell’inclusività?
Il ministro, difatti, ha inviato gli ispettori nella scuola incriminata e annullato la gita per tutti i ragazzi.
Bisogna sottolineare questo avvenimento, perché, nonostante si parli di accettazione ed inclusione, è nella scuola che avviene questo processo formativo, il quale deve essere canalizzato nel modo migliore possibile, ossia educando le nuove generazioni ad essere inclini alla collaborazione con il diversamente abile o con il diverso in sé e per sé.
La cosa che balza agli occhi è che tutti, in un modo o nell’altro, hanno condannato l’accaduto senza un minimo cenno. Una minima esitazione. Quello che molti si chiedono è come mai queste persone “senza macchia e senza paura” prima insegnano alle future generazioni questo tipo di comportamento, e poi condanno a prescindere. L’educazione è emulazione.
Se si nota come anche alcune personalità politiche guardano al diverso con occhio torvo, come si può educare le nuove generazioni ad essere più mature e più aperte?
Comunque sia, “educare all’educazione alla diversità” è la vera soluzione in un mondo in continuo cambiamento.

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