Unioni civili: un passo verso la civiltà che ancora non basta!

E’ di qualche giorno fa l’approvazione definitiva del famoso ddl Cirinnà, ossia il disegno di legge che ammetteva, finalmente, la legittimazione dello Stato alle unioni omosessuali e non.
Nel mese di Ottobre del 2015, ho comprato e assistito alla presentazione del libro “Papà, mamma e gender”  scritto con delicatezza, inserendo nel discorso riferimenti coerenti, da Michela Marzano (filosofa italiana fuoriuscita in Francia e prestata alla politica di casa nostra con l’elezione alla Camera per il PD). Grazie a questo piccolo libro, mi si è aperto un mondo a me sconosciuto e ho compreso tantissime cose che prima ignoravo.

Fin dal titolo che accosta le parole più familiari di tutte a un termine ostico come pochi, Papà, mamma e gender, il nuovo libro di Michela Marzano fa propria la missione dello scrittore Albert Camus: “Nominare in maniera corretta le cose è un modo per tentare di diminuire la sofferenza e il disordine che ci sono nel mondo”.
Lo fa appunto da filosofa, andandone a rintracciare le origini e poi le successive strumentalizzazioni, ma tenendo ben fermo lo sguardo sull’attualità per dare ai lettori tutti gli elementi necessari a decifrare l’uso politico e paradossale (che hanno adottato gli oppositori) di questo concetto.
In sintesi, il piccolo saggio arriva ad analizzare il cosiddetto “concetto gender”, intorno al quale si sono polarizzate una serie di polemiche e si sono accumulati molti fantasmi. Da un lato lo utilizza chi si oppone alle unioni civili. Dall’altro è diventato la parola d’ordine di chi immagina che si voglia colonizzare la mente dei bambini, e viene accusato di voler oscurare la naturalità della famiglia, dei padri e delle madri. Ma non è così: non esiste nessuna ideologia gender, casomai una molteplicità di studi sul gender (i quali nel libro vengono citati ed analizzati) che partono da anni addietro, e non sono solo congetture moderne. largeSono tutt’altro e di certo non sostengono che i bambini debbono cambiare sesso a piacimento, come affermano testi e video che circolano sul web e sulle pagine delle associazioni contrarie al disegno di legge e che vengono utilizzati per creare panico e bloccare le presentazioni di questo libro (per approfondire, clicca qui). Comunque sia, leggerlo mi è stato particolarmente utile per capire il dibattito politico di mesi addietro, ma anche di quello di oggi.

L’importante è che se ne parli, ma in modo accurato e con le giuste conoscenze nel campo, al fine di evitare discriminazioni e omofobia, che risultano in forte crescita dopo l’approvazione del ddl.

Dopo questa, per me fondamentale, premessa è d’obbligo dire che l’autrice del libro si è dimessa dal gruppo alla camera del PD subito dopo aver approvato il disegno di legge. Uno potrebbe chiedersi il perché di questa azione, visto che lei si è sempre battuta per l’approvazione della stessa: ebbene, la legge Cirinnà è monca.

Manca la parte importantissima sulla Stepchild adoption  “che continuo a reputare importante e necessaria, ma non sufficiente e, sul capitolo dei bambini che continuano a essere penalizzati in ragione dell’orientamento sessuale dei genitori, proprio brutta” scrive la Marzano sul suo profilo Facebook. Come darle torto?

Saranno per caso figli di un Dio minore, la cui famiglia verrà decisa da un tribunale prima, da una legge poi e magari, sbattuti a destra e sinistra senza mai trovare la stabilità?

L’amore è amore. Lo sappiamo.

Purtroppo l’Italia non è ancora pronta per questo fondamentale passo per la costruzione di una democrazia più libera e più egualitaria per tutti; un bambino ha diritto di crescere in una famiglia che può dargli amore, di qualunque tipo essa sia! Bisogna in primis tutelare il bambino e la sua felicità, senza speculare sulla sua famiglia. Si parla di buona o cattiva genitorialità (per saperne di più, clicca qui), non di figli felici con le coppie etero o con quelle gay. Non è il giusto discriminante!

L’altra parte che, purtroppo, è stata tagliata è quella dell’ obbligo di fedeltà: una volontà di differenziazione dal matrimonio, mentre viene regolamentata la vita familiare così come la reversibilità della pensione, i congedi parentali, la possibilità di accesso alle graduatorie per l’asilo nido se la coppia ha figli.
Mi viene da dire che siamo (quasi) tutti uguali.

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