L’alba di una nuova Europa

I Clash, negli anni ’80, cantavano “Should I Stay or Should I Go?” (Dovrei rimanere, o andare via?).
Una settimana fa il Regno Unito ha risposto alla domanda, decidendo di andare via.
Sono rimasta sbigottita dalla scelta compiuta dai cittadini britannici, non perché condanno la loro scelta che è stata assolutamente democratica, ma perché credo che non si siano ancora resi conto delle conseguenze che si avranno in merito a questa scelta.

Analizzando le possibili conseguenze, vanno sicuramente citate quelle economiche, poiché brexitscrabblesi sa che è “l’economia il motore di tutto”: le borse tracollano, la sterlina è completamente svalutata, si può parlare allora di scelta saggia?
A distanza di una settimana, il clima rimane sempre molto teso. Londra, capitale delle start-up e di molte grandi multinazionali europee, vedrà partire molti dei suoi uffici dalla City verso altre città europee.

Il ministro delle finanze britannico George Osborne ha dichiarato che i “fondamenti dell’economia britannica sono solidi” per rassicurare i mercati, anche se non ha escluso che si perderanno posti di lavoro e che l’economia britannica entri in recessione.

Ma non solo.
L’ultima seduta del parlamento europeo ha visto l’istituzione di Strasburgo chiedere al Regno Unito di attivare subito la procedura di separazione, con negoziati che non saranno affatto clementi con l’Isola oltre Manica.
Insomma, un territorio economico-politico non facile da gestire, anche perché quello che viene fuori dal voto, parlando in termini interni alla sola Gran Bretagna, è un popolo diviso in giovani, i quali hanno optato per il REMAIN, mentre gli Over65 per il LEAVE.
Diviso anche negli stati costitutivi del regno di Sua Maestà:
in Scozia, dove il Remain ha superato il 50% dei consensi, la spinta indipendentista è tornata fortemente sul tavolo della scena politica e il primo ministro Nicola Sturgeon ha annunciato che la Scozia vorrebbe essere in Europa, con o senza Londra. Situazione analoga sull’altra sponda del Mar d’Irlanda, dove l’Irlanda del Nord pensa ad una riunificazione con la Repubblica d’Irlanda in prospettiva di stare insieme in Europa.

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Il Big Ben di Londra riflesso in una pozzanghera. (Leon Neal, Afp).

Anche i partiti politici britannici ne escono distrutti.

Nel partito del Premier dimissionario Cameron, il dibattito è concentrato sulla successione dello stesso in questo delicato periodo di transizione.

Nei Labour, Jeremy Corbyn è stato sfiduciato perché ritenuto colpevole di non aver fatto il possibile per la campagna referendaria del Remain.

Ma la domanda più grande è: ED ORA? COME SI ANDRÀ AVANTI?
Tre milioni di britannici firmano per convocare un nuovo referendum.
Il partito euroscettico (Partij voor de Vrijheid) in Olanda è davanti nei sondaggi.
Marine Le Pen non esclude un referendum similare in Francia.

“Uno spettro si aggira per l’Europa – scrivevano Marx ed Engles – lo spettro del comunismo”
Nel 2016 l’unico spettro che si aggira per l’Europa è quello del populismo.
La Brexit è frutto di uno spaventoso avanzamento dei partiti politici populisti, xenofobi e che hanno sempre sostenuto le ragioni dell’essere padroni a casa nostra.
Bisogna anche dire che il Regno Unito non si è mai sentito realmente parte integrante della stessa Unione, ma si è sempre mantenuta su posizioni ambigue (non ha adottato l’Euro, non è mai entrato a far parte dell’area Schengen…), però quello che si profila è tutt’altro un futuro certo.

Berlinguer diceva: “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno” , questo deve essere il faro per le future navigazioni di carattere internazionale, affinchè le tenebre non distruggano tutto quello che si è costruito faticosamente. Inoltre, bisogna cercare di far arrivare la luce nelle questioni sociali di questa Europa, perché, bisogna dirlo, è anche questo uno dei motivi che potrebbe farla crollare. Uniti e attenti ai reali problemi della gente è l’unica medicina per far diventare l’Unione Europea ancora più grande ed ancora più importante nello scacchiere internazionale.

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