Cronaca di una disfatta annunciata: quello che mi resta di una campagna elettorale

Ci siamo.
Siamo al “rush finale”, direbbe il giornalista di turno: fra circa una settimana saremo chiamati alle urne per rinnovare i due rami del parlamento e, conseguentemente, conosceremo anche il futuro governo che guiderà il Paese per i prossimi (forse) cinque anni.
Avere vent’ anni vuol dire essere alla prima tornata elettorale delle Politiche, il che, sostanzialmente, significa avere nelle proprie mani il potere di decidere quello che sarà il futuro dell’Italia e il percorso che Essa seguirà.
Volete la verità? Non mi sento realmente pronta, o meglio, non mi sarei mai aspettata di assistere ad una campagna elettorale del genere, forse perché avevo fatte mie ben altre aspettative.

I punti su cui voglio porre l’attenzione sono fondamentalmente due: il clima che stiamo vivendo e i contenuti realmente emersi in questa campagna elettorale.
Sono giorni, ormai, che siamo immersi nelle notizie su violenze perpetrate nel nome del fascismo o dell’antifascismo e, inevitabilmente, sembra di essere ripiombati nella seconda metà del secolo scorso.
La novità è che, dopo anni di relativa tranquillità, ci siamo trovati di fronte un’escalation di eventi di stampo neo-fascista, volti ad intaccare alcune delle parti fondamentali su cui la nostra società democratica si poggia: mi sembra giusto ricordare, visto che sono stata personalmente coinvolta, l’episodio avvenuto presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma Tre, della quale sono una studentessa e nella quale sono stata chiamata a rappresentare la comunità studentesca (per approfondire, rimando qui).
Mi sembra inutile rimarcarlo, ma tengo particolarmente a sottolineare questa cosa: sono stata cresciuta secondo i valori dell’antifascismo, i valori principali della nostra Carta Costituzionale e nel rispetto di chi la pensa diversamente da me.
Rispetto che io non vedo negli avvenimenti di questi giorni da ambo le parti, anche se non posso che condannare fermamente coloro i quali fanno riferimento ad un oscuro passato, che celebrano un partito che niente ha a che fare con i principi democratici di cui la Repubblica Italiana è piena espressione e nella cui legislazione, tutto ciò, è considerato reato.
Quello che vedo io è solo, per l’appunto, violenza. Credo che questa violenza sia figlia di un vuoto che attanaglia il dibattito politico di questo periodo.

Ostilità, paura, odio.
Sono parole con le quali era da molto che non mi confrontavo, ma che oggi sembrano permeare molti angoli della nostra società essendo usate all’interno del dibattito pubblico, soprattutto da parte di alcuni esponenti politici che ne hanno fatto i pilastri del loro programma.
Tutto questo mi invita a riflettere su quelle che devono essere le prerogative politiche, anzi, le responsabilità della politica vera e propria, la quale dovrebbe dare una forte risposta e non permettere ai più di riesumare il fascismo, di incitare all’odio, di far leva sulle paure dei cittadini, perché questo inevitabilmente porta a dei disordini.
camera-dei-deputati

Il periodo della campagna elettorale non dovrebbe essere quello nel quale vengono fuori i programmi politici dei vari schieramenti? Quello nel quale si parla di ciò che si vuol fare, ciò in cui si crede e ciò che si vorrebbe per il futuro del Paese?
Sarà che io ho sempre avuto una mia personale e chiara visione delle cose, ma chi oggi per la prima volta affronta la scelta dei propri rappresentanti si sente spaesato, disinteressato e, qualche volta, anche scoraggiato.
Come dargli torto?
Nei vari dibattiti che si sono susseguiti da settimane non ho visto quasi nessuno parlare e dare una propria visione di quello che si vuole fare per i giovani, al come risolvere la questione legata alla disoccupazione, a dare un proprio punto di vista sull’università e il mondo dell’istruzione.
Non solo.
Come già accennato, ho notato un forte impoverimento nei programmi politici e in ciò che traspare nei vari media: è questa la più grande “disfatta” da imputare a tutta la politica italiana dei nostri giorni.
Non vedo politica, non vedo futuro.

Certo, questo lo concedo, forse un solo mese per la campagna elettorale è davvero riduttivo, ma la cosa più strana con cui cerco di fare i conti è che ancora non riesco a fare previsioni su cosa ci riserverà l’esito delle prossime elezioni.
Quello che so è quello che, da convinta elettrice di sinistra, vorrei accadesse all’indomani del 4 marzo e faccio mio il desiderio espresso nell’ultimo libro dell’On. Cuperlo: “La verità è un Partito Democratico diverso dall’impianto della fondazione. Diverso è il pluralismo all’interno, le regole elettorali dove giocarsi un primato. Diverse le relazioni col fuori, compreso l’arcipelago – civico, associativo, culturale – per convenzione perimetrato nella sinistra”.
Certo, l’On. Cuperlo pone l’accento sul ruolo che il suo partito dovrà avere nell’immediato futuro, ma io vorrei che tutta la Sinistra che si reputi tale capisca l’importanza della responsabilità che questi tempi chiedono alle formazioni progressiste di governo, al fine di far cessare ed eliminare quelle che sono le cause del clima nelle piazze di questi giorni. Parlare alla gente, non nell’accezione che molti demagoghi hanno della popolazione (la gente non ha sempre ragione, non può detenere le redini quando non ha le competenze), per capire quelli che sono i bisogni di tutti, degli ultimi, degli studenti, della classe media, dell’imprenditoria e cercare di trovare le soluzioni migliori per TUTTI.
Perché è per questo che la Sinistra è nata. Perché è questo che la Sinistra deve continuare a fare.

Tornare ad essere uniti, più forti, riscoprendo le nostre radici e rifacendo nostre le inequivocabili parole che hanno contraddistinto i programmi di stampo progressista.
È questa la miglior soluzione per arginare l’avanzata di tutt’altro tipo di parole (di cui sopra parlavo), le quali potrebbero avere effetti devastanti per il nostro futuro. Il mio futuro. Il futuro di tanti altri giovani che, come me, credono ancora nella speranza e in un mondo che possa realmente cambiare in meglio.

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