Pensieri in fumo

In queste ore, come tutti voi ben sapete, il Parco Nazionale del Vesuvio (e non solo) è in preda alle fiamme.
Dalle prime notizie emerse, si può presupporre che la matrice delle fiamme sia di origine dolosa, con anche varianti, a mio avviso, macabre.
Le fiamme non accennano a spegnersi, anche dopo i numerosi interventi dei Vigili del Fuoco sia a terra che con i canadair.
Ma l’aria? L’aria che respiriamo non è forse di tutti? Di chi appicca il fuoco, di chi non lo fa e subisce le azioni di altri.
Io vivo a circa 120km di distanza da dove, in questo momento, i roghi non accennano ad attenuarsi. Eppure, complice il vento che spira verso l’entroterra, questa era la situazione di ieri pomeriggio che è decisamente peggiorata nelle ore a causa dell’alta pressione la quale, pesante, preme sulla troposfera rendendo l’aria irrespirabile.
Non oso immaginare la situazione di chi, vivendo molto vicino all’epicentro degli incendi, è costretto a respirare concentrazioni di fumo e sostanze nocive più intense di quelle che si trovano qui (per non parlare dei roghi di rifiuti avvenuti sempre nel napoletano).
Pericoli per la salute e per l’ambiente che mettono a dura prova ogni anno il meridione in questi periodi più caldi: bisogna intervenire e punire chi mette a rischio la salute di tutti e la splendida macchia mediterranea per interessi personali.

20046570_10208934570549570_5444365148367154200_nRapporto Ecomafia di Legambiente Onlus 2016: http://legambiente.campania.it/primo-piano/ecomafia-2016/

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Cosa resterà? Appunti di un viaggio appena iniziato

E’un mercoledì di maggio.
I raggi del sole entrano nella mia stanza illuminando la mia sveglia, la quale da lì a poco suonerà per ricordarmi che un altro giorno di lezione è pronto ad attendermi. Meccanicamente mi ritrovo sulla porta di casa per andare a seguire l’ultima lezione del semestre.  Impercettibilmente mi rendo conto che il mese è arrivato quasi alla sua conclusione: l’aria che respiro, però,  trasuda estate, come se fossimo in pieno giugno.
Nel mio caos mentale e nelle mie infinite incombenze, avevo completamente dimenticato di come il tempo passasse così in fretta: l’ultima lezione del primo anno dell’università la ricorderò, sicuramente, per molto tempo.
“La vostra è una scelta coraggiosa: il volersi specializzare in una disciplina del genere, al giorno d’oggi, vi fa onore e richiede davvero molto coraggio. Perseguite e raggiungete i vostri obiettivi e laureatevi”, queste le parole della mia docente di Storia Contemporanea al termine della lezione. All’improvviso ho avuto come un flashback di tutti gli avvenimenti che mi avevano portato fino a quel momento.

Ho sempre saputo, in realtà, quale sarebbe stata la mia scelta universitaria. Lo sapevano tutti.
Nemmeno un anno fa, chiudevo la mia esperienza liceale e alla classica domanda: “Allora, cosa vorrai fare ad ottobre?”, io sapevo già cosa rispondere. L’unica cosa che è rimasta incerta quasi fino alla fine è stata la scelta della città in cui avrei iniziato questo mio nuovo percorso, sia accademico che di vita.
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Di lì a poco mi sono ritrovata a Roma a studiare Scienze Politiche.
Una città immensa, una città che mi aveva già accolto tante volte precedentemente e che mai avrei pensato potesse accogliermi così intensamente, fino al punto in cui ho iniziato a chiamare Roma con l’appellativo casa. All’inizio non è stato facile, ma poi scoprendomi ogni giorno in modi sempre più diversi, ho capito che potevo farcela. Potevo realmente farcela.
Lezioni seguite, esami dati, persone nuove e tanti viaggi su e giù per l’Italia hanno segnato questo mio primo anno da universitaria fuori sede, ma non solo. Qualche settimana fa, ho avuto il piacere di vivere una nuova e gratificante esperienza: candidarmi ed essere eletta al Consiglio degli Studenti del mio ateneo.

Ancora tanto c’è da fare, ancora tanto c’è da scrivere.
Le parole della professoressa, mi hanno risvegliato da un leggero torpore che mi ha accompagnato, nonostante tutto, in questi mesi.
Spesso non mi sono accorta che il mio status da studentessa universitaria, per giunta fuori sede, è visto come un privilegio: da queste diverse inchieste condotte dal quotidiano La Repubblica, si può notare come sia davvero coraggiosa la scelta di continuare gli studi e specializzarsi in un determinato ambito del sapere. Poche opportunità lavorative nel nostro paese che si innestano con il problema di tasse sempre più alte per gli studenti, per non parlare delle differenze tra chi vive nel nord o nel sud della penisola.
Tanti fattori che devono trasformarsi in un unico obiettivo: cercare di porre l’attenzione sul problema del diritto allo studio, invogliare le nuove generazioni a diventare risorse per la società tutta, investendo sulla scuola, l’università e la ricerca. Se ciò non sarà nell’odierna e futura agenda di governo, studiare sarà sempre appannaggio di pochi e ciò non è accettabile.
Non è accettabile in un mondo sempre più competitivo, dove ogni giorno sei sempre più obsoleto del giorno successivo.
Questo la mia famiglia, come la famiglia di molti altri, l’ha capito. Hanno investito tutte le proprie risorse per renderci persone libere di costruire il proprio destino, di migliorarci e di rendere migliore il mondo del futuro; di questo non sarò mai grata abbastanza ai miei genitori, mai.
Ci vuole molto coraggio ad intraprendere il percorso universitario, ma ti ripaga giorno dopo giorno, ora dopo ora. Anche in questa infinita sessione estiva che sembra, ormai, essere già alle porte.